Austria

Alessandro PasutAustria
Nel 2018 l’Austria ha raggiunto l’obiettivo di dare ai conti pubblici un saldo positivo. A ciò ha contribuito la decisione di mantenere i tassi d’ interesse ad un livello basso.
Nel 2019 il PIL ha avuto un aumento del 1,5% e un debito pubblico che si è attestato intorno al 70% del PIL. La pandemia legata al COVID-19 ha creato anche in Austria forti ripercussioni sull’economia e, soprattutto, sull’occupazione. Il Governo ha adottato sin da subito varie risoluzioni per sostenere tutti i settori economici, con evidente ripercussione sull’aumento del debito pubblico, che, per il 2020 è risultato attorno al 83% del PIL. Nel 2020 il PIL ha registrato una diminuzione del 7%.

La Banca Nazionale Austriaca (OeNB) prevede per il 2021 una crescita del 3,5% del PIL, all’interno di un miglioramento di tutti i settori economici.
A tutt’oggi l’Austria rimane, all’interno dell’Unione Europea, un Paese interessante per le aziende, dato il sistema fiscale che prevede un’aliquota sui redditi d’impresa al 25% e la tassa patrimoniale e quella sull’industria non presenti. La sua tassazione risulta inferiore a quella applicata dalla Francia, dalla Germania e dal Lussemburgo, e continua a rimanere attrattiva anche rispetto ad alcuni Paesi dell’Est Europa.
Le principali banche austriache hanno un buon livello di capitalizzazione, che ha permesso loro di affrontare bene gli stress-test della Banca Centrale Europea, nonostante siano molto esposte verso alcuni Paesi dell’Europa Orientale.
(Fonte: OeNB, WIFO, I.c.e.)

 

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Slovacchia

Alessandro PasutSlovacchia
“Economia”. L’Istituto di Politica Finanziaria ha rivisto il PIL 2021 della Slovacchia, che crescerà del 3,2% e non del 4,2%, come da precedente stima. Il motivo è legato al secondo lockdown, che ha causato un calo dei consumi delle famiglie, già provate dalla prima ondata della pandemia Covid-19.
“Export”. L’industria automobilistica si conferma settore trainante dell’economia slovacca e il volume delle esportazioni non ha rallentato a causa dell’epidemia Covid-19, a differenza di altri settori, quali ad esempio quello delle costruzioni e dei servizi, che hanno risentito delle restrizioni in tema di sicurezza anti contagio.
“Occupazione e ripresa dell’economia”. Il tasso di disoccupazione registra un peggioramento rispetto all’anno precedente e le previsioni per la fine del 2021 si attestano intorno al 7%, contro un 6,7% del 2020. Nell’anno in corso ci sarà un aumento del 4,9% dei salari medi ed è prevista una costante crescita, sia dei salari che dei posti di lavoro, per gli anni a venire. Per il 2022 è prevista una crescita dell’economia del 6,3%, grazie anche agli investimenti finanziati dall’UE, pari a 1 miliardo di euro, su un totale di 6 miliardi, che verranno suddivisi fino al 2026. Di conseguenza anche per il 2023 è prevista una crescita economica. L’inflazione crescerà attestandosi su un 2%.

(Fonte: I.m.e.)

 

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Moldavia

Alessandro PasutMoldavia
Politica fiscale e doganale.
In Moldavia gli investitori stranieri possono intraprendere qualunque attività imprenditoriale, tranne qualche limitazione che riguarda i terreni agricoli, in particolare l’acquisto. Non esiste nessuna forma di discriminazione, dettata da cittadinanza, residenza, stato di origine dell’investitore.

La Moldavia ha istituito 7 Zone Economiche Libere, presenti in varie parti del Paese. Gli imprenditori che operano all’interno di queste aree godono di alcuni sgravi fiscali: esenzione del 50% dell’imposta sul reddito ricavato dall’esportazione di merce, dalla ZEL verso l’estero; esenzione del 25% sull’imposta sul reddito da tutte le altre attività.
La manodopera presente sul territorio è altamente qualificata. Tutti parlano il russo ed il rumeno, oltre all’inglese, il francese e l’italiano. Lo stipendio medio mensile è di circa € 450.
E’ presente la banca italiana Intesa San Paolo, che nel 2017 ha acquisito la Eximbank s.a., già di proprietà di Veneto Banca. E’ ben distribuita sul territorio con la presenza di 10 sportelli.
Nel 2014 la Moldavia ha sottoscritto un Accordo di Libero Scambio con la UE; è membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, dell’Accordo Centroeuropeo di Libero Scambio, della Comunità degli Stati Indipendenti. E’ in discussione la sottoscrizione di un Accordo di Libero Scambio con la Svizzera, l’Islanda, la Norvegia e il Liechtenstein.
Tra i vari progetti in fase di partenza, c’è la creazione, in diversi punti strategici del Paese, di 18 piattaforme industriali multi-funzione.
Sono state approvate alcune misure di politica fiscale e doganale, con l’obiettivo di sostenere l’imprenditoria e contribuire allo sviluppo dell’economia, ad es. riduzione dell’Iva per il settore Ho.Re.Ca.; diminuzione dell’Iva per il settore agricolo; facilitazioni per il settore telefonia.

(Fonte: Moldpress, I.m.e.)

 

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Slovacchia

Alessandro PasutSlovacchia

Interscambio con l’Italia.

Le esportazioni della Slovacchia verso l’Italia, sono state, nel 2019, pari a 3.740 mln di Euro, mentre le importazioni dall’Italia sono state di 2.690 mln di Euro.

Tra i Paesi fornitori, in prima posizione nella graduatoria si conferma la Germania, seguita dalla Repubblica Ceca, Cina, Polonia, Federazione Russa, Corea del Sud, Ungheria, Vietnam e Francia.

Tra i Paesi clienti, il principale mercato di sbocco delle esportazioni slovacche si è confermato essere la Germania (con una significativa quota del 22,3% sul totale), seguita da Repubblica Ceca, Polonia, Francia, Ungheria e Austria.

L’Italia, come cliente si colloca all’ottavo posto e al decimo come fornitore. Attualmente sono presenti 500-600 aziende italiane, di piccole e medie dimensioni.
Rispetto alla media dell’eurozona, l’economia della Slovacchia cresce più velocemente, grazie alle esportazioni, agli investimenti, alla crescita dei consumi nel privato, al mercato del lavoro, che ha segnato un ulteriore aumento dell’occupazione, soprattutto nel commercio, industria e terziario.
L’industria è cresciuta, grazie all’aumento di produzione nel settore delle automobili e dei macchinari. Anche il settore edile ha registrato un aumento grazie agli investimenti nelle infrastrutture, in particolare quelle autostradali.
La disoccupazione è in continuo calo, passando dal 12,3% nel 2014 al 4,5% nel 2020.
Tuttavia, per l’anno in corso, è previsto un rallentamento della crescita economica e, tra le cause, è da evidenziare la diminuzione della crescita demografica, che porterà ad un aumento della pressione salariale.

La Slovacchia gode di una buona rete infrastrutturale; il Governo concede incentivi agli investimenti; il Codice del Lavoro è flessibile e la forza lavoro è ben formata.

Prodotti da vendere: Alimentari, Apparecchiature, Macchinari, Abbigliamento in pelle e pelliccia
Settori in cui investire: Prodotti dell’agricoltura e della pesca, Apparecchiature e macchinari, Energia elettrica, aria condizionata, reti fognarie, trattamento dei rifiuti, costruzioni.
Un aspetto negativo da segnalare è la stretta dipendenza dell’economia slovacca al settore “automotive”.

 

(Fonte: I.m.e.)

 

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Polonia

Alessandro PasutPolonia
Cpk: Nuovo Aeroporto Centrale
Il Governo ha comunicato che i preparativi del progetto per la costruzione del Cpk sono in fase finale. Il progetto riguarda la costruzione di un aeroporto e di un intero snodo di trasporti, che integrerà il trasporto stradale, ferroviario ed aereo. Si troverà al centro della Polonia, a circa 37 km dalla capitale, Varsavia, e si prevede che ne usufruiranno ogni anno 45 milioni di passeggeri. La costruzione inizierà nel 2023 e già nel 2027 decollerà il primo aereo dal nuovo aeroporto. L’intento è di avere un grande hub di scambi commerciali internazionali, grazie anche alla posizione privilegiata della Polonia, al centro delle rotte dei trasporti di merce dall’Europa centrale e orientale.

Anche la presenza di una nuova rete ferroviaria, che collegherà il Cpk a tutte le regioni del Paese, sarà di forte stimolo all’economia, con la creazione di nuovi posti di lavoro, sia durante la costruzione del Cpk, che successivamente. Il Governo è convinto che ci sarà una ripercussione positiva anche nei settori dell’edilizia, dell’agricoltura e dell’industria alimentare. Questo ingente investimento avrà la collaborazione della Unione Europea attraverso lo stanziamento di appositi fondi.
Molte saranno le collaborazioni internazionali. Per l’aspetto architettonico della struttura, lo Stato ha ricevuto proposte da Studi di fama internazionale, tra questi: Chapman Taylor, Grimshaw, Foster & Partners, Zaha Hadid Architects. Tra i collaboratori stranieri ci sarà sicuramente la Gran Bretagna, con la quale è stato firmato un accordo di cooperazione, alla presenza del Ministro alle Infrastrutture polacco e l’Ambasciatore inglese in Polonia.
Questo grande progetto sta a dimostrare l’ambizione e l’impegno della Polonia di diventare uno Stato innovativo e contemporaneo.
(Fonte: I.m.e.)

 

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Lituania

Alessandro PasutLituania
Insieme ad Estonia e Lettonia fa parte delle Repubbliche baltiche. E’ una Repubblica semipresidenziale con capitale Vilnius. Ha una popolazione di 2793.000 abitanti. Valuta nazionale: l’Euro. La lingua ufficiale è il lituano, ovunque parlato il russo. Solo nel 1991 ha ottenuto l’indipendenza dall’Unione Sovietica, dopo l’annessione avvenuta nel 1940. Durante il periodo di annessione all’URSS, la Lituania produceva per sé stessa e per le altre repubbliche sovietiche, quindi l’occupazione era assicurata per tutti. Dopo la rottura, seguì una grave crisi economica, ma in pochi anni il Governo riuscì a ridurre l’inflazione e a tenere sotto controllo la forte disoccupazione (tanto da meritarsi l’appellativo di “Tigre del Baltico”), gestendo al meglio il delicato passaggio da un sistema economico centralizzato ad una forma di mercato libero, di commercio indirizzato verso i Paesi dell’Europa occidentale e di investimenti nel settore terziario.
Ancora oggi nell’agricoltura, nell’allevamento e nella pesca è impegnata una buona parte dei lavoratori, dediti alla coltura di cereali, ortaggi, barbabietole da zucchero, allevamento di bovini e suini, pesca di merluzzi ed aringhe.
L’industria è il settore trainante dell’economia e contribuisce al 32% del PIL: mobilifici, industrie tessili, raffinerie, cantieri navali, industrie meccaniche, impianti petrolchimici, produzioni rivolte per lo più al mercato ex sovietico.
Oltre alle ex Repubbliche sovietiche, la Lituania commercia con la Germania, il Regno Unito, la Polonia, la Svezia e l’Italia.
Anche il turismo è diventato sempre più importante: molte visitata la capitale Vilnius, dal 1994 dichiarata dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità.
La Lituania fa parte del Consiglio d’Europa, della Nato, del WTO, della UE, dell’Onu, dell’ Ocse.

 

(Fonte:Wikipedia)

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Slovenia

Alessandro PasutSlovenia
Le raccomandazioni, che di anno in anno vengono adottate dal Consiglio Economia e Finanza della UE, hanno l’obiettivo di supportare gli Stati membri nell’incremento della crescita economica.
Le raccomandazioni europee verso la Slovenia hanno riguardato il miglioramento dell’assistenza sanitaria, la riforma del sistema pensionistico, l’adeguamento dell’età pensionabile agli ultimi dati sulla speranza di vita, l’aumento dell’occupazione tra i lavoratori meno qualificati, il potenziamento della formazione e dell’istruzione in relazione alla domanda del mercato del lavoro, il miglioramento dell’alfabetizzazione informatica, il sostegno allo sviluppo delle aziende, una gestione indipendente degli appalti pubblici e infine l’ investire sulla ricerca e sull’ energia rinnovabile.
Le previsioni economiche della Commissione Europea di crescita del PIL della Slovenia per l’anno in corso e per il 2021 sono del 2,7%. La disoccupazione sarà del 4,2%. L’inflazione crescerà fino al 2% nel 2021. Il deficit sarà dello 0,5% quest’anno e dello 0,6% nel 2021.

In generale la crescita economica rimarrà stabile nei prossimi tre anni, dopo aver subito un lieve rallentamento nel 2019.

(Fonte: I.m.e.-F.O.)

 

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Polonia

Alessandro PasutPolonia

La Polonia è diventata la settima economia dell’Unione Europea registrando un tasso annuo di crescita del 4,2%. Negli ultimi due decenni la Polonia ha aumentato di otto volte il PIL pro capite, attualmente attestato attorno ai 15.400 dollari. Comprensibilmente, la Banca Mondiale ha definito questo periodo di crescita economica, come l’età dell’oro per la Polonia. Molti i fattori che hanno contribuito a questo risultato: ampio mercato interno dei consumi, riforme economiche importanti, piccole e medie imprese particolarmente dinamiche, i distretti industriali, gli investimenti esteri, una forza lavoro qualificata a costi competitivi, l’afflusso di lavoratori dalla Ucraina e dai Paesi della CSI e non ultimo l’accesso ai fondi europei.
In Polonia, negli ultimi cinque anni, sono entrati come lavoratori più di un milione di ucraini e altrettanti dai Paesi CSI, i quali hanno contribuito sia ad aumentare il PIL che a colmare la mancanza di manodopera, lacuna creatasi dalla forte emigrazione dei polacchi soprattutto verso l’Inghilterra, a seguito dell’ingresso del Paese nell’UE. Il divario economico tra la Polonia e gli altri Stati dell’UE sta sempre più diminuendo; la Brexit causerà un rallentamento della crescita economica del Regno Unito, e tutto ciò potrebbe provocare un rientro di lavoratori polacchi con una notevole formazione specialistica.
I consumi delle famiglie sono uno dei principali fattori che hanno contribuito a trainare l’economia. Lo Stato ha varato alcune norme a sostegno delle famiglie: un programma, il Family 500+, che ha aumentato il reddito disponibile di oltre il 3%; per il 2020 c’è in progetto di non far pagare le tasse alle persone al di sotto dei 26 anni e di aumentare tutte le pensioni. Tutto questo ha avuto e avrà un risvolto positivo sui consumi, su tutti i settori del commercio al dettaglio, sul settore immobiliare, sull’istruzione, il tempo libero e la sanità, senza compromettere la posizione fiscale del Paese.
I benefici ricavati dall’accesso ai fondi dell’UE si sono visti subito. Dal 2007 all’anno in corso la Polonia ha ricevuto 208 miliardi di Euro per investimenti nelle infrastrutture: è cresciuto il settore edile, quello immobiliare, quello della new economy, come lo sviluppo di software per videogiochi, quello delle attività commerciali e infine l’aumento della presenza sul territorio di società internazionali come la IBM, la Credit Swiss, la Citi Group.

 
(Fonte: M.F., I.m.e.)

 

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Ungheria

Alessandro PasutUngheria
Confermato il trend positivo dell’economia.
Il Ksh, l’Ufficio centrale di statistica ungherese, ha confrontato il Prodotto interno lordo del quarto trimestre 2019 con lo stesso periodo dell’anno precedente, rilevando un aumento del 4,5%. Tale aumento è stato supportato dai servizi market-based e in misura minore dall’industria e dall’edilizia. Il Pil dell’intero 2019 è aumentato del 4,9%.
L’Erste Group Research prevede, per il 2020, una crescita dell’economia attorno al 3,6%, quindi con un rallentamento rispetto agli anni precedenti. Nello specifico si prevede un rallentamento nella crescita degli investimenti, mentre il consumo interno rimarrà importante.
Il focus è sulle piccole e medie imprese, in costante aumento già da anni. A fine 2019 si è stimata la presenza di 749 mila piccole e medie imprese, con un aumento, rispetto al 2018, del 4,1% e con un fatturato aumentato del 10,2% annuo. Interessante rilevare che più del 90% di queste aziende è una micro-impresa. La maggior parte opera nel settore dei servizi, in minima parte nel settore industriale, ma il dato più importante è che hanno contribuito al 40% degli interi ricavi.
Rilevante la presenza italiana, con molte imprese costituite in Ungheria già prima del 1997, anno della riforma fiscale, che introdusse la tassazione al 18% per le società. Sono operative nel commercio all’ingrosso e dettaglio e nel settore immobiliare. Ad oggi l’imposta sui redditi delle società è al 9%, l’Iva dal 27% al 5% e l’imposta sulle persone fisiche è al 15%.

 
(Fonte: Il Sole 24Ore)

 

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BRICS – Brasile, India

Alessandro PasutBrics – Brasile, India
Lo scorso 25 gennaio si è tenuto il primo incontro tra i Primi Ministri del Brasile e dell’India, incontro che si è concluso con la sottoscrizione di 15 accordi all’interno di vari settori, quali la tecnologia, lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi, le infrastrutture, la giustizia, l’agricoltura, il turismo, la cultura e la sanità.

Durante questo meeting si sono rafforzate le relazioni tra i due Paesi, rivolte ad una reciproca crescita economica, soprattutto nel settore del commercio, per il quale si prevede un aumento da 6 miliardi a 50 miliardi di dollari all’anno.
Si sono gettate le basi per i prossimi incontri, che verteranno, molto probabilmente, sulla definizione di strategie in materia di difesa.
Il blocco Brics è un soggetto internazionale, costituito da Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, Paesi che condividono alcune caratteristiche passate e/o presenti: economia in via di sviluppo, risorse primarie importanti, prodotto interno lordo in crescita e presenza nel commercio internazionale sempre più rilevante. Sono uniti dalla ricerca di un sistema commerciale internazionale non più collegato esclusivamente al petrodollaro, all’interno di un’economia reale e non finanziaria, con un nuovo sistema monetario e con l’impegno a collaborare con i Paesi rimasti fino ad ora ai margini delle grandi manovre economiche.

 
(Fonte: Ytali, Sputniknews)

 

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