Polonia

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Cpk: Nuovo Aeroporto Centrale
Il Governo ha comunicato che i preparativi del progetto per la costruzione del Cpk sono in fase finale. Il progetto riguarda la costruzione di un aeroporto e di un intero snodo di trasporti, che integrerà il trasporto stradale, ferroviario ed aereo. Si troverà al centro della Polonia, a circa 37 km dalla capitale, Varsavia, e si prevede che ne usufruiranno ogni anno 45 milioni di passeggeri. La costruzione inizierà nel 2023 e già nel 2027 decollerà il primo aereo dal nuovo aeroporto. L’intento è di avere un grande hub di scambi commerciali internazionali, grazie anche alla posizione privilegiata della Polonia, al centro delle rotte dei trasporti di merce dall’Europa centrale e orientale.

Anche la presenza di una nuova rete ferroviaria, che collegherà il Cpk a tutte le regioni del Paese, sarà di forte stimolo all’economia, con la creazione di nuovi posti di lavoro, sia durante la costruzione del Cpk, che successivamente. Il Governo è convinto che ci sarà una ripercussione positiva anche nei settori dell’edilizia, dell’agricoltura e dell’industria alimentare. Questo ingente investimento avrà la collaborazione della Unione Europea attraverso lo stanziamento di appositi fondi.
Molte saranno le collaborazioni internazionali. Per l’aspetto architettonico della struttura, lo Stato ha ricevuto proposte da Studi di fama internazionale, tra questi: Chapman Taylor, Grimshaw, Foster & Partners, Zaha Hadid Architects. Tra i collaboratori stranieri ci sarà sicuramente la Gran Bretagna, con la quale è stato firmato un accordo di cooperazione, alla presenza del Ministro alle Infrastrutture polacco e l’Ambasciatore inglese in Polonia.
Questo grande progetto sta a dimostrare l’ambizione e l’impegno della Polonia di diventare uno Stato innovativo e contemporaneo.
(Fonte: I.m.e.)

 

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Lituania

Alessandro PasutLituania
Insieme ad Estonia e Lettonia fa parte delle Repubbliche baltiche. E’ una Repubblica semipresidenziale con capitale Vilnius. Ha una popolazione di 2793.000 abitanti. Valuta nazionale: l’Euro. La lingua ufficiale è il lituano, ovunque parlato il russo. Solo nel 1991 ha ottenuto l’indipendenza dall’Unione Sovietica, dopo l’annessione avvenuta nel 1940. Durante il periodo di annessione all’URSS, la Lituania produceva per sé stessa e per le altre repubbliche sovietiche, quindi l’occupazione era assicurata per tutti. Dopo la rottura, seguì una grave crisi economica, ma in pochi anni il Governo riuscì a ridurre l’inflazione e a tenere sotto controllo la forte disoccupazione (tanto da meritarsi l’appellativo di “Tigre del Baltico”), gestendo al meglio il delicato passaggio da un sistema economico centralizzato ad una forma di mercato libero, di commercio indirizzato verso i Paesi dell’Europa occidentale e di investimenti nel settore terziario.
Ancora oggi nell’agricoltura, nell’allevamento e nella pesca è impegnata una buona parte dei lavoratori, dediti alla coltura di cereali, ortaggi, barbabietole da zucchero, allevamento di bovini e suini, pesca di merluzzi ed aringhe.
L’industria è il settore trainante dell’economia e contribuisce al 32% del PIL: mobilifici, industrie tessili, raffinerie, cantieri navali, industrie meccaniche, impianti petrolchimici, produzioni rivolte per lo più al mercato ex sovietico.
Oltre alle ex Repubbliche sovietiche, la Lituania commercia con la Germania, il Regno Unito, la Polonia, la Svezia e l’Italia.
Anche il turismo è diventato sempre più importante: molte visitata la capitale Vilnius, dal 1994 dichiarata dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità.
La Lituania fa parte del Consiglio d’Europa, della Nato, del WTO, della UE, dell’Onu, dell’ Ocse.

 

(Fonte:Wikipedia)

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Slovenia

Alessandro PasutSlovenia
Le raccomandazioni, che di anno in anno vengono adottate dal Consiglio Economia e Finanza della UE, hanno l’obiettivo di supportare gli Stati membri nell’incremento della crescita economica.
Le raccomandazioni europee verso la Slovenia hanno riguardato il miglioramento dell’assistenza sanitaria, la riforma del sistema pensionistico, l’adeguamento dell’età pensionabile agli ultimi dati sulla speranza di vita, l’aumento dell’occupazione tra i lavoratori meno qualificati, il potenziamento della formazione e dell’istruzione in relazione alla domanda del mercato del lavoro, il miglioramento dell’alfabetizzazione informatica, il sostegno allo sviluppo delle aziende, una gestione indipendente degli appalti pubblici e infine l’ investire sulla ricerca e sull’ energia rinnovabile.
Le previsioni economiche della Commissione Europea di crescita del PIL della Slovenia per l’anno in corso e per il 2021 sono del 2,7%. La disoccupazione sarà del 4,2%. L’inflazione crescerà fino al 2% nel 2021. Il deficit sarà dello 0,5% quest’anno e dello 0,6% nel 2021.

In generale la crescita economica rimarrà stabile nei prossimi tre anni, dopo aver subito un lieve rallentamento nel 2019.

(Fonte: I.m.e.-F.O.)

 

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Polonia

Alessandro PasutPolonia

La Polonia è diventata la settima economia dell’Unione Europea registrando un tasso annuo di crescita del 4,2%. Negli ultimi due decenni la Polonia ha aumentato di otto volte il PIL pro capite, attualmente attestato attorno ai 15.400 dollari. Comprensibilmente, la Banca Mondiale ha definito questo periodo di crescita economica, come l’età dell’oro per la Polonia. Molti i fattori che hanno contribuito a questo risultato: ampio mercato interno dei consumi, riforme economiche importanti, piccole e medie imprese particolarmente dinamiche, i distretti industriali, gli investimenti esteri, una forza lavoro qualificata a costi competitivi, l’afflusso di lavoratori dalla Ucraina e dai Paesi della CSI e non ultimo l’accesso ai fondi europei.
In Polonia, negli ultimi cinque anni, sono entrati come lavoratori più di un milione di ucraini e altrettanti dai Paesi CSI, i quali hanno contribuito sia ad aumentare il PIL che a colmare la mancanza di manodopera, lacuna creatasi dalla forte emigrazione dei polacchi soprattutto verso l’Inghilterra, a seguito dell’ingresso del Paese nell’UE. Il divario economico tra la Polonia e gli altri Stati dell’UE sta sempre più diminuendo; la Brexit causerà un rallentamento della crescita economica del Regno Unito, e tutto ciò potrebbe provocare un rientro di lavoratori polacchi con una notevole formazione specialistica.
I consumi delle famiglie sono uno dei principali fattori che hanno contribuito a trainare l’economia. Lo Stato ha varato alcune norme a sostegno delle famiglie: un programma, il Family 500+, che ha aumentato il reddito disponibile di oltre il 3%; per il 2020 c’è in progetto di non far pagare le tasse alle persone al di sotto dei 26 anni e di aumentare tutte le pensioni. Tutto questo ha avuto e avrà un risvolto positivo sui consumi, su tutti i settori del commercio al dettaglio, sul settore immobiliare, sull’istruzione, il tempo libero e la sanità, senza compromettere la posizione fiscale del Paese.
I benefici ricavati dall’accesso ai fondi dell’UE si sono visti subito. Dal 2007 all’anno in corso la Polonia ha ricevuto 208 miliardi di Euro per investimenti nelle infrastrutture: è cresciuto il settore edile, quello immobiliare, quello della new economy, come lo sviluppo di software per videogiochi, quello delle attività commerciali e infine l’aumento della presenza sul territorio di società internazionali come la IBM, la Credit Swiss, la Citi Group.

 
(Fonte: M.F., I.m.e.)

 

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Ungheria

Alessandro PasutUngheria
Confermato il trend positivo dell’economia.
Il Ksh, l’Ufficio centrale di statistica ungherese, ha confrontato il Prodotto interno lordo del quarto trimestre 2019 con lo stesso periodo dell’anno precedente, rilevando un aumento del 4,5%. Tale aumento è stato supportato dai servizi market-based e in misura minore dall’industria e dall’edilizia. Il Pil dell’intero 2019 è aumentato del 4,9%.
L’Erste Group Research prevede, per il 2020, una crescita dell’economia attorno al 3,6%, quindi con un rallentamento rispetto agli anni precedenti. Nello specifico si prevede un rallentamento nella crescita degli investimenti, mentre il consumo interno rimarrà importante.
Il focus è sulle piccole e medie imprese, in costante aumento già da anni. A fine 2019 si è stimata la presenza di 749 mila piccole e medie imprese, con un aumento, rispetto al 2018, del 4,1% e con un fatturato aumentato del 10,2% annuo. Interessante rilevare che più del 90% di queste aziende è una micro-impresa. La maggior parte opera nel settore dei servizi, in minima parte nel settore industriale, ma il dato più importante è che hanno contribuito al 40% degli interi ricavi.
Rilevante la presenza italiana, con molte imprese costituite in Ungheria già prima del 1997, anno della riforma fiscale, che introdusse la tassazione al 18% per le società. Sono operative nel commercio all’ingrosso e dettaglio e nel settore immobiliare. Ad oggi l’imposta sui redditi delle società è al 9%, l’Iva dal 27% al 5% e l’imposta sulle persone fisiche è al 15%.

 
(Fonte: Il Sole 24Ore)

 

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BRICS – Brasile, India

Alessandro PasutBrics – Brasile, India
Lo scorso 25 gennaio si è tenuto il primo incontro tra i Primi Ministri del Brasile e dell’India, incontro che si è concluso con la sottoscrizione di 15 accordi all’interno di vari settori, quali la tecnologia, lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi, le infrastrutture, la giustizia, l’agricoltura, il turismo, la cultura e la sanità.

Durante questo meeting si sono rafforzate le relazioni tra i due Paesi, rivolte ad una reciproca crescita economica, soprattutto nel settore del commercio, per il quale si prevede un aumento da 6 miliardi a 50 miliardi di dollari all’anno.
Si sono gettate le basi per i prossimi incontri, che verteranno, molto probabilmente, sulla definizione di strategie in materia di difesa.
Il blocco Brics è un soggetto internazionale, costituito da Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, Paesi che condividono alcune caratteristiche passate e/o presenti: economia in via di sviluppo, risorse primarie importanti, prodotto interno lordo in crescita e presenza nel commercio internazionale sempre più rilevante. Sono uniti dalla ricerca di un sistema commerciale internazionale non più collegato esclusivamente al petrodollaro, all’interno di un’economia reale e non finanziaria, con un nuovo sistema monetario e con l’impegno a collaborare con i Paesi rimasti fino ad ora ai margini delle grandi manovre economiche.

 
(Fonte: Ytali, Sputniknews)

 

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Serbia

Alessandro_Pasut_2Serbia
A Belgrado per l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

L’Ente Statistico Serbo ha pubblicato i dati relativi al 2018, che confermano un notevole aumento degli scambi commerciali tra Italia e Serbia, superando per la prima volta quota 4 miliardi di euro. L’Italia è per la Serbia il secondo mercato commerciale, mentre è al primo posto come destinazione delle merci esportate dalla Serbia. L’export italiano in Serbia è aumentato del 4,5%.
In Serbia l’Italia è rappresentata da circa 600 aziende, che hanno investito capitali per quasi 3 miliardi di euro.
Partendo da questa realtà la Piccola Industria ha promosso un convegno a Belgrado, che ha visto la partecipazione di Confindustria Trento, Confindustria Serbia e Banca Intesa Beograd, rivolto a tutte le aziende italiane interessate ad operare sul territorio serbo.
Hanno aderito 27 imprenditori, piccoli e medi, che sono stati selezionati in base alla corrispondenza tra il prodotto offerto e la domanda del mercato serbo. I settori merceologici rappresentati sono stati vari: il tessile, l’alimentare, la logistica, l’ingegneria, la cosmetica ed il settore energetico.
Il ruolo di Piccola Industria è quello di supportare l’imprenditore soprattutto nella fase iniziale di avvio dell’attività, mentre Banca Intesa Beograd mette a disposizione tutti gli strumenti finanziari necessari.
Il convegno ha evidenziato che il settore energetico, nello specifico le rinnovabili, è quello che presenta le migliori prospettive.

 

(Fonte: Ansa.it)

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BRICS

Alessandro Pasut

BRICS
Un progetto per diminuire la dipendenza dal dollaro.
Il 14 novembre, a Brasilia, si è tenuta la conferenza annuale dei Paesi facenti parte del gruppo Brics, cioè Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. Sono Paesi in via di sviluppo, con una importante crescita del PIL e che rappresentano il 20% degli investimenti stranieri a livello globale.

Nel 2014 il gruppo Brics ha istituito la New Development Bank (Nuova Banca di Sviluppo), istituzione alternativa al Fondo Monetario Internazionale, con un capitale iniziale pari a 100 miliardi di dollari e con l’obiettivo di destinare risorse per la costruzione di nuove infrastrutture in Paesi emergenti. La sede principale è a Shanghai, con succursale a Johannesburg. Durante la conferenza è stata approvata l’apertura di una filiale a Mosca.
L’argomento principale di questo ultimo vertice è stato il progetto di lanciare un sistema di pagamento comune ai Paesi del gruppo tramite l’uso di una cripto-valuta con l’obiettivo di diminuire l’utilizzo del dollaro.
Anche il sistema di pagamento SWIFT, sistema interbancario americano, dovrà essere sostituito, creando un’alternativa per facilitare i rapporti commerciali con i Paesi oggetto di sanzioni operate dagli USA.
(Fonte: Economic Times, Sputnik)

 

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Romania

Alessandro PasutRomania
Romania: dove investire
Da più di un decennio l’Italia è il Paese che più investe in Romania. Le previsioni sono rosee, perché grazie a stanziamenti di fondi europei, programmi di privatizzazione, progetti di miglioramento delle infrastrutture, progetti di ammodernamento delle reti ferroviarie e autostradali, disponibilità di terreni ad uso agricolo, aumentano i settori dove gli imprenditori possono investire.
-Grazie alla buona qualità dei terreni il settore agroindustriale è sicuramente il più attrattivo. Per la Romania è il settore più importante, sul quale sta investendo molto, con l’obiettivo di ristrutturare le piccole imprese agricole, modernizzare i sistemi di irrigazione e sviluppare l’agro-processing e il packaging. Il costo dei terreni è inferiore alla media degli altri Paesi europei, con l’opportunità di usufruire dei fondi europei dedicati. (Imprese italiane presenti: Riso Scotti, Agrimon, Maschio Gaspardo)
-Dal 2015 è in essere un progetto che il Governo romeno ha approvato per ristrutturare l’intera rete dei trasporti stradali, ferroviari, navali ed aerei e che dovrà essere attuto entro il 2030, anche per poter usufruire dei fonti stanziati dalla UE. Molte aziende italiane si sono aggiudicate negli anni importanti commesse. (Imprese italiane presenti: Astaldi, Italferr, Impregilo-Salini, Pizzarotti)
-Il settore industriale è trainato dal manifatturiero, specialmente dall’automotive, dalla lavorazione dei metalli, dalla fabbricazione di motori elettrici. Molte aziende italiane medio-piccole hanno contribuito alla crescita di questo settore già a partire da qualche decennio fa, ora anche i grandi gruppi industriali dimostrano interesse verso questo settore.
(Fonte: IME)

 

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Russia

Alessandro PasutRussia
Forum Italo-Russo
Il 27 giugno scorso si è tenuto a Mosca, al World Trade Center, il primo Forum sulle macchine utensili, organizzato da ICE Mosca, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, e da UCIMU-Sistemi per produrre, Associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot, automazione e di prodotti ausiliari, a cui hanno partecipato aziende produttrici italiane e russe, nonché i rappresentanti del Politecnico di Milano e dell’Università Tecnologica Statale di Mosca, e dei ministeri dei due Paesi. Durante il Forum le imprese italiane e russe presenti hanno esposto ed illustrato il funzionamento dei macchinari all’interno dei processi produttivi in vari settori, fra i quali l’automobilistico, l’aerospaziale, l’energetico. L’industria russa è in fase di riammodernamento, sostenuta in questo dal governo stesso e risulta quindi un mercato molto importante per l’export italiano, che, nel 2018 è aumentato del 17% per un valore di circa 140 milioni di euro. L’Italia è il terzo fornitore, dopo la Germania ed il Giappone, successo sicuramente dovuto a macchinari di ultimissima generazione, che presentano tutte le soluzioni tecnologiche possibili, e che offrono al cliente sia alta produttività che adattamento alla necessità di modificare il prodotto finale in fase di produzione. Altro aspetto che è risultato vincente è l’offerta di una costante formazione al personale dell’azienda cliente.
(Fonte: ICE Mosca)

 

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